LA scatola magica

Liberamente tratto da "La Grande Magia" di Eduardo de Filippo
Adattamento e Regia Gianluca Cesale
Aiuto Regia Lorenzo Benedetto

Sabato 11 Maggio | 20:30
Domenica 12 Maggio | 20:30
Lunedì 13 Maggio | 20:30
 
Scene e Costumi Mariagrazia Iovine, Alessandro Sannino
Luci e fonica Lorenzo Benedetto, Danilo Calogero, Tommaso Casertano, Lorenzo Selim
 
 

SINOSSI

Calogero Di Spelta e sua moglie Marta sono una coppia borghese in vacanza in un albergo affacciato sul mare. Una sera gli ospiti dell’albergo si ritrovano sulla terrazza per assistere ad uno spettacolo di intrattenimento che vede protagonista Otto Marvuglia, celebre illusionista, professore di scienze occulte, suggestione e trasmissione del pensiero. Calogero è un marito geloso, tanto da essere divenuto per questo oggetto di derisione degli altri villeggianti. Durante un numero dello spettacolo il prestigiatore, usando un trucco, fa scomparire la moglie di Calogero, Marta. In realtà la donna fugge con il suo amante Mariano. Quando Calogero chiede al prestigiatore di far riapparire la moglie, questi gli consegna una scatola, nella quale sostiene sia rinchiusa. Soltanto se lui la aprirà fermamente convinto della fedeltà di Marta, potrà riabbracciarla. Comincia così un “giuoco” sottile, che si dipanerà nel corso della commedia, tra il mago Marvuglia e l’uomo Di Spelta, tra il rifugio dell’illusione e la persecuzione di ciò che è reale, attraverso l’evasione del sogno contro il carcere della realtà. Un gioco che potrà terminare solo quando il protagonista sarà in grado di “raccontarlo egli stesso, e di riderne”.

NOTE DI REGIA

Cos’è reale e cosa no?

Dove finisce la realtà e dove comincia l’illusione?

Eduardo stesso nel corso della sua carriera ci ha dato più di una risposta significativa, per farci intendere in cosa deve consistere il lavoro dell’attore tra realtà e illusione: “…sono d’avviso che in teatro la suprema verità è stata e sarà sempre la suprema finzione.” (L’arte della commedia, 1964)

Proprio dalle sue parole siamo partiti, facendoci guidare nel percorso laboratoriale che abbiamo intrapreso, confrontandoci con la sua vita, la sua opera e con questo testo in particolare. A chi gli chiedeva: ma che cosa ci ha voluto dire, Eduardo, con questa Grande Magia? Ha risposto: “Questo ho voluto dire. Che la vita è un gioco, e questo gioco ha bisogno di essere sorretto dall’illusione, la quale a sua volta deve essere alimentata dalla fede. Ed ho voluto dire che ogni destino è legato al filo di altri destini in un gioco eterno: un gran gioco del quale non ci è dato scorgere se non particolari irrilevanti.” 

Non è forse l’attore stesso un illusionista? Un mago che ha come scopo quello di far “apparire” in scena una “realtà altra” fatta di personaggi, per dirla con Pirandello, “Meno reali, forse; ma più veri!”. È l’attore che ha il compito di creare l’illusione di un accadimento magico nella mente dello spettatore. La “grande magia” diventa allora la magia stessa del Teatro. Quello con la T maiuscola. A chi gli chiese cosa fosse per lui il teatro, Eduardo, nelle sue lezioni alla Sapienza di Roma, rispose: “Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male”. Il Teatro infatti fa vivere sulla scena una finzione che diventa la realtà e gli spettatori sono presi da questa magia a cui credono fin quando dura la commedia. Ma non esistono trucchi che siano magici di per sé. È comunque necessario che la mente dello spettatore sia preparata ad accettare il fenomeno a cui sta per assistere, in quello scambio unico, tra attore e spettatore, che vive nel “qui e ora” dell’arte della recitazione: “Io non posso suggestionarvi, se voi non vi lasciate suggestionare. Io non posso trasmettervi il mio pensiero, se voi non siete pronti a riceverlo.”, sentenzia Otto Marvuglia nella presentazione del suo spettacolo. In pratica, passa in secondo piano ciò che l’attore/illusionista fa o sente o crede di provare in scena, e ciò che conta veramente è come lo spettatore vive l’effetto. Perché anche questo, tra mille altre cose, ci insegna Eduardo: che l’attore non è il fine ultimo, bensì un mezzo attraverso il quale vedere ed elaborare la realtà che ci circonda, per intuire “…la crudeltà di quel “gioco di prestigio” che è la vita; e sospettare che oltre quel gioco ve ne siano altri, condotti chissà da chi; in cui viviamo, e in cui le stesse vicende quotidiane di cui siamo protagonisti o vittime possono configurarsi come una serie di esperimenti di cui non sappiamo né lo scopo né l’esito, incastrati l’uno nell’altro come in un sistema di scatole cinesi e gestite ognuno da un illusionista sempre più importante e sempre più lontano.” (Eduardo e il metateatro - Achille Greco, 1998)

Gianluca Cesale

Con Marco Andrello, Marco Bocola, Valeria Cincinnati, Antonio Crudo, Antonio De Luca, Gabriella Di Mauro, Alessandra Farina, Cristina Lion, Livia Loi, Alexia Petrone, Donato Marcello Radice, Davide Semplici, Cristiana Verdecchi.

 

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