Grand'Otello

Di Andrea Monti
Regia Lisa Recchia
Aiuto regia Francesco Casella
Coreografie Lorenzo Aprà Nocentini, Martina Serra
Domenica 16 Giugno | 20:30
Lunedì 17 Giugno | 20:30
Martedì 18 Giugno | 20:30

Scene e Costumi  Giorgia Rauccio, Angela Di Donna
Luci e fonica Danilo Calogero, Tommaso Casertano

Con  Francesca Bramucci, Simonetta Camerota, Sheila Camnasio, Valentina Carmignani, Luca Cianfrini, Simone Cittadini, Giovanna Civilla, Massimo D'Alessandro, Mariaeleonora D'Andrea, Elisa Di Maio, Giovanni Gualberto Di Paolo, Francesco Face, Federica Falco, Filippo Gagliardi, Sheik Jallow, Vasco Meddi, Syria Molinari, Valentina Muiesan,Simona Pace, Alice Recchia, Silvia Sacerdoti, Aurora Spignese, Stefano Vecchiarelli, Francesca Zummo.

Note di regia

Per il secondo anno ho l’occasione di affrontare con un gruppo di attori neofiti la rilettura di una tragedia shakespeariana, con quella purezza e disponibilità che solo chi calca le scene per la prima volta può regalare.

L’anno scorso con Ti Amo Romeo, testo di Andrea Monti, ispirato a Romeo e Giulietta, abbiamo esplorato i tormenti amorosi di una coppia omosessuale alle prese con l’accettazione da parte di una società chiusa e dogmatica.

Quest’anno, supportati ancora una volta dalla penna felice di Andrea Monti, partiamo dal dramma della gelosia di Otello per raccontare una storia vera, di quelle che al telegiornale sentiamo spesso sotto forma di numeri e tragiche morti. La storia di un ragazzo africano che sfida il mar Mediterraneo per coronare il sogno di diventare un calciatore di serie A.

Quando il teatro incontra la vita non ci troviamo soltanto ad assistere a uno spettacolo con i suoi effetti, colpi di scena, luci e scene ma ad uno spaccato di vita reale, restituendo al teatro il suo ruolo più edificante: essere lo specchio della società in cui viviamo.

Poco importa se a calcare le scene sono attori o allievi perché rappresentati sulla scena siamo tutti noi.

Noi che nella vita passiamo distrattamente dall’esultanza per un goal della Roma a una morte in mare, dall’intervista all’allenatore di turno a quella dei genitori di una vittima di femminicidio, facendo zapping nella testa come con un telecomando.

In teatro possiamo ancora concederci il lusso di concentrarci per un’ora e mezza e vivere, come allo stadio, le emozioni che ci regala la vicenda di un eroe contemporaneo che ci riporta tutti con i piedi per terra e ci ricorda che siamo figli dello stesso mare.

 

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