SHAKESPEARE
IN WAR

Lo spettacolo completo

STREAMING DAL 22 MARZO
DALLE ORE 17:00

Di Michela Tilli
Regia Mary Di Tommaso

Sinossi

Siamo nella Striscia di Gaza, primavera 2018. Rifaat Al Abdi è un insegnante palestinese di letteratura inglese e vuole trasformare un vecchio ristorante abbandonato in un teatro, dove studiare Shakespeare con i suoi allievi. All’appello rispondono cinque studenti sui vent’anni. Sono tre maschi, Tariq, Youssef e Bilal, e due femmine, Nawal e Zahra. Sono i giorni dei conflitti per il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme: lungo il confine con Israele si ammassano palestinesi disperati, anche spinti dalle milizie di Hamas. Tirano pietre, qualcuno cerca di superare il confine, i soldati israeliani sparano. Muoiono a decine. Gli ospedali sono pieni di feriti, mancano l’acqua, la corrente elettrica, il gas. Chiusi nel ristorante, Rifaat e gli allievi affrontano il testo del Mercante di Venezia, parlano di Shylock l’ebreo e cercano di capire il contesto dell’opera. Ma non possono ignorare quello che sta accadendo fuori, né possono mettere da parte le loro vite complicate. Tutti vorrebbero essere da un’altra parte e sapere com’è la vita in quel mondo che non hanno mai visto.

Il testo prende spunto dalla storia vera di Rifaat, insegnante palestinese che propone il Mercante di Venezia ai suoi studenti per farli riflettere.

Note di regia

Siamo a Gaza City, ennesimo venerdì di sangue. 5 studenti e il loro professore di teatro si rifugeranno in un ristorante abbandonato. Copioni alla mano, in questa giornata particolare esploreranno le loro vite attraverso le parole di Shakespeare, in un non-luogo sospeso tra la realtà della guerra e il mondo immaginato nella commedia “Il Mercante di Venezia”.
può il teatro unire ciò che la guerra divide? l’arte può salvare ciò che l’odio distrugge? Può la vendetta liberare l’uomo dal dolore? Scappare dai conflitti è davvero la soluzione?

Scheda autore

Michela Tilli è autrice di romanzi e testi teatrali. Nata a Savona 45 anni fa, si è laureata in filosofia e vive a Monza. Ha pubblicato i primi due romanzi con Fernandel, piccola casa editrice ravennate, per poi passare a Garzanti con ‘Ogni giorno come fossi bambina’ e ‘Basta un attimo’. Nel 2019 ha scritto per Gallucci la serie ‘Fantalà’, il cui primo volume è candidato al premio Strega ragazze e ragazzi. La passione per il teatro nasce grazie all’incontro con Corrado Accordino, regista con il quale scrive nel 2014 ‘La morte balla sui tacchi a spillo’, monologo cucito addosso all’attrice comica Silvana Fallisi. In seguito collabora con Alessia Vicardi alla scrittura del monologo ‘L5-S1 Una storia naturale’, che tratta dell’incomunicabilità del dolore. Nel 2018 al Teatro Foce di Lugano debutta ‘Opinioni di un medico agnostico’, per la regia di Luca Spadaro. Tra i lavori in corso quest’anno, marzo 2020 vedrà l’uscita del nuovo romanzo Garzanti e il debutto al Teatro Binario 7 di Monza di ‘D.A.S. Dai forma al tuo futuro’ per la regia di Valentina Paiano.

Cast

Regia Mary Di Tommaso
Con Fabio Pappacena, Angela Favella, Lora Ferrarotto, Lorenzo Garufo, Andrea Gasperini e Pio Leonardo Nardone

Musiche originali Alessandro Meozzi
Scene e Costumi Angela Di Donna, Mariagrazia Iovine e Giorgia Rauccio
Assistenti Scene e Costumi Lara Cannito e Joyce Giordano

Recensione "IL FOYER"

IL FOYER
Di Salvatore Siberia Belcaro

Dal 22 al 24 novembre al Nuovo Teatro San Paolo è in scena "Shakespeare in war" di Michela Tilli, per la regia di Mary Di Tommaso.
Sul palco a sipario aperto ci sono vari tavoli e sedie ricoperti di teli, a definire un luogo abbandonato che scopriamo all'inizio dello spettacolo essere stato un ristorante. I ragazzi che vi entrano ci danno subito la consapevolezza della località in cui ci troviamo: un paese nella striscia di Gaza, dove la guerra tra ebrei e palestinesi è infinita, dove non esiste un posto realmente sicuro, dove le milizie di Hamas rastrellano i palestinesi stessi per andare al confine e spesso finire ammazzati, dove manca tutto ciò che è necessario, dal cibo all'acqua potabile all'energia elettrica. In questo contesto 5 ragazzi ed un professore si incontrano per studiare ed interpretare "Il mercante di Venezia" di Shakespeare, analizzandone i personaggi e cercando le motivazioni dei loro comportamenti. In questo percorso sono i ragazzi stessi che fanno affiorare la loro vera natura, le loro debolezze, i loro segreti, riuscendo a trovare il momento giusto per condividerli, farli uscire da loro stessi, con forza. E nessuno di loro, nemmeno il professore che in un certo senso li "guida" in questo percorso, riesce a trattenere il proprio segreto. E così, facendo affiorare la consapevolezza di se stessi, si proteggono e si aiutano a vicenda, sognando un mondo lontano dalla loro quotidianità, con un cielo di stelle luminose come quello che vedono loro durante la notte, nascosti in quel ristorante.
Lo spettacolo emoziona a 360 gradi. Non mi voglio soffermare sul testo, oltre a dire che è davvero un bel testo, scritto da Michela Tilli, che ha la capacità di affrontare un intreccio di temi molto difficili in un'ambientazione così complicata come quella della guerra nella striscia di Gaza.
Quello su cui mi voglio soffermare di più è la messa in scena, la regia e gli attori che mi hanno davvero colpito.
La regia di Mary Di Tommaso è armonica: segue il testo, ne esalta i momenti allegri come quelli drammatici, rendendo tutto fluido e soprattutto emozionante. Gesti, intenzioni, movimenti, sono diretti in modo da far comprendere quali siano le varie sfaccettature dei personaggi e come si intersecano tra di loro. E l'obbiettivo di far arrivare l'emozione dagli occhi al cuore del pubblico è davvero centrato.
Alla fine dello spettacolo ho chiesto di poter parlare con la regista ed il cast, perché mi era nata una forte curiosità di conoscere quali erano state le difficoltà della realizzazione e messa in scena di "Shakespeare in war". E così ho chiesto a tutti loro quali fossero state le difficoltà per affrontare ed interpretare personaggi che potevano essere della loro stessa età, ma che avevano decisamente un'esperienza di vita ed una quotidianità totalmente diversa dalla loro. Le risposte sono state tutte esaustive: la ricerca delle emozioni, di "sentire" qualcosa che non conosci per renderlo credibile quando sei in scena nei confronti del pubblico, la capacità di uscire da se stessi per entrare in ruoli "lontani" e renderli "reali" per tutta la durata dello spettacolo. Ad esempio, per Fabio Pappacena la difficoltà di superare e rendere realistico il professore che non insegna solo intervenendo, ma anche facendosi da parte, a costo di sembrare un vigliacco, ma con il preciso intento di far comprendere ai suoi allievi quanto Shakespeare con "Il mercante di Venezia" li possa rappresentare. O per Andrea Gasperini la difficoltà di interpretare un ragazzo che sembra "allegro", ma nasconde un lato oscuro terribile, fatto di sensi di colpa, di una continua lotta tra la voglia di vivere e quella di "farla finita".
Questa storia ha uno spunto reale, ovvero da un professore che ha realmente proposto ai propri studenti di studiare Shakespeare per comprendere meglio la natura sui pregiudizi, alla base di qualsiasi guerra religiosa. Al termine dello spettacolo, Mauro Corso, che nell'accogliermi a teatro mi aveva comunicato di essere riuscito a rintracciare il professore, legge sul palco la mail arrivata proprio pochi minuti prima dell'inizio dello spettacolo ed è una vera emozione. Le parole del professore sottolineano l'importanza del teatro come "colla motivazionale", specialmente in situazioni disagiate e pericolose come nella striscia di Gaza, dove la speranza di un mondo "pacifico" sembra lontana anni luce.
Consiglio vivamente di andare a vedere "Shakespeare in war", per la sua forza nell'emozionare, per l'energia meravigliosa di un cast giovane e motivato, e perché è bene ricordare che "è solo una questione di fortuna la parte del mondo in cui si nasce".

Recensione "art wave"

ART WAVE
Di Delia Amendola

Era il maggio del 2018 e sul Corriere Della Sera compariva la storia di Rifaat Al Areer, un professore universitario di 38 anni, che a Gaza insegna a leggere i classici di Shakespeare attraverso una lettura completamente diversa da come si è abituati a concepirla a Gaza. Studenti e studentesse rileggono il «Mercante di Venezia» e, grazie ad un punto di vista rivoluzionario perché completamente naturale e privo di secondi fini come quello del professore Al Areer, riescono ad abolire il pregiudizio, svincolarsi dalle convenzioni ed ottenere, finalmente, quell’agognata e minuscola briciola di libertà in un territorio-prigione, tormentato e sfruttato, come quello di Gaza.

Raccontare la guerra che da anni si combatte nella striscia di Gaza non è semplice e, soprattutto, diventa quotidianamente argomento fertile per l’evoluzione distorta di ragionamenti politico-economici distruttivi, di convenienza e troppe volte inutilmente eurocentrici. Quella delicata striscia di terra bagnata dal Mar Mediterraneo, infatti, è dal 1948 teatro di sanguinose battaglie di cui si è ancora troppo poco informati ed è dal 1948 che ha raccolto su di sé tutta la sofferenza, la miseria e la disperazione generati dal conflitto israelo-palestinese; nonché tutte le contraddizioni.

Shakespeare in war di Michela Tilli in scena al Nuovo Teatro San Paolo di Roma, per la raffinata e intuitiva regia di Mary Di Tommaso, è capace di trasportare lo spettatore in territorio di guerra, senza trascinarvelo immediatamente al suo interno ma facendolo immergere lentamente in un’ambientazione poeticamente drammatica, che è talvolta prigione e talvolta semplice e necessario miracolo.

Il miracolo si consuma in un ristorante abbandonato: tra drappi e tele impolverate fuoriescono le sembianze di ciò che era prima quel luogo di ristoro e dove lentamente fanno capolino i protagonisti di Shakespeare in war. Cinque studenti e un professore rivivono il «Mercante di Venezia» proprio lì dove manca acqua potabile e proprio lì dove un tempo ci si rifocillava, magari, dopo un lungo viaggio tra le secche e aride terre di Gaza. Saranno proprio questi cinque studenti e un malinconico professore a dare vita a tre diversi quadri di vita tormentati e affascinanti; i quali, ciascuno con le proprie caratteristiche, segneranno la fine di segreti inconfessabili e l’inizio di una ritrovata libertà.

Nawal e Tariq capiranno di essere molto più fratelli di quanto inizialmente apparivano agli occhi di tutti e il malessere interiore, straordinariamente interpretato dalla giovane attrice, riuscirà finalmente a sbocciare e a trasformarsi in amore incondizionato. Zahra e Youssef si intrecceranno indissolubilmente in un legame autentico fatto di spensieratezza ma anche di riflessione profonda, a tal punto da spezzare, spesso, il naturale impulso dell’attrazione. E, infine, il professore e Bilal, riusciranno finalmente a liberarsi da un macigno amaro e doloroso destinato a trasformarsi in reale e concreta indipendenza.

C’è amore, c’è dolore, rabbia, frustrazione, c’è tristezza, prigione e morte in Shakespeare in war di Michela Tilli. Uno spettacolo, quello dell’autrice savonese, dove si combatte il preconcetto attraverso l’esaltazione delle sensazioni reali e tangibili di chi vive quotidianamente tra sabbia, polvere e piombo e attraverso l’ausilio dell’arma migliore con cui si riesce a combatterlo: la libertà di scelta. Tra contrasti espliciti, il piombo del mare e del cielo contro il miele di Gaza, e contrasti interiori, la voglia di combattere contro il desiderio di libertà, seppure con qualche piccola imprecisione di realtà scenica, Shakespeare in war coinvolge e porta sul palco uno spaccato di una società martoriata alla quale tutti dobbiamo qualcosa.

Indirizzo

Viale di San Paolo, 12
00146 Roma

Contatti

+39 0655340226
+39 371 1793181

© Nuovo Teatro San Paolo. Tutti i Diritti Riservati.