Erinni

DI GIANCARLO LOFFARELLI
REGIA MARGHERITA ADORISIO E MAURIZIO FARAONI

Venerdì 10 Gennaio | 20:30
Sabato 11 Gennaio | 20:30
Domenica 12 Gennaio | 18:00
Venerdì 31 Gennaio | 10:00
Venerdì 31 Gennaio | 20:30

Testo vincitore della XVIII Edizione del premio “Calcante” 2018

-Le Erinni colpiscono chi è stato ingiustamente fortunato- così dice Eschilo nell’Agamennone. Questo, per me, è stato il punto di partenza per il mio testo: calare quel detto in un altro contesto storico. Per il resto, ho bloccato lo spazio e dilatato il tempo. Il primo è fisso: una trattoria di Trastevere. Il secondo si muove: dall’anno 2000 al 1938, poi al 1944 per tornare al 2000. E poi le Erinni, figure femminili nel mito greco, che non potevano che restar tali nel mio lavoro.

Giancarlo Loffarelli

SINOSSI

Erinni è un dramma che, nel ricalcare temi cari alla tragedia greca classica, racconta uno dei momenti più tristi della storia di Italia, sospeso nel nostro immaginario tra memoria, giustizia e vendetta. Erinni si svolge in una piccola trattoria di Trastevere e questa unità di luogo ci porta nel tempo a comprendere come la barbarie della guerra e del nazi-fascismo stravolgono i rapporti tra esseri umani. All'inizio ci troviamo in una prospettiva giocosa, ottimista, piena di speranze per una nuova attività basata sulla sapienza di ricette tradizionali e sulla bellezza della musica. L'arrivo di un cliente stravagante, un dirigente di una ditta chimica, sembra mutare il dramma in commedia. Siamo però nel 1938, alla vigilia dell'entrata in vigore delle leggi razziali. Come cambierà il rapporto tra il proprietario ebreo del ristorante e il cliente tedesco, che nel 1943 è diventato ufficiale dell'esercito nazista? Nella violenza della storia intanto i personaggi vivono, amano e aspettano un mondo migliore. In attesa dell'arrivo delle Erinni.

NOTE DI REGIA

Violenza, amore, morte, idealismo e attrazione sessuale sono lo sfondo di una storia ambientata, all'inizio in una Roma della fine degli anni '30 colpita dal fascismo e dalle leggi razziali, e in seguito ai giorni nostri.
Erinni, personificazione della vendetta di chi colpisce la propria famiglia, è il titolo dell'opera che, come "la figlia della notte", è incarnata qui dalla figlia del dolore, più che della colpa, e simboleggia forse la generazione che nasce da quel periodo buio che ci auguriamo, attraverso questo atto catartico, diventi una benevola eumenide.
Appena ho letto il testo ho avuto la sensazione di aver visto un film. Per questo mi è sembrato importante rispettare quella che credo sia la visione dell'autore. Per questo ho deciso di raccontare questa storia in modo cinematografico. Per risolvere teatralmente i numerosi passaggi temporali (dal 1938 al 1944, con una conclusione ai giorni nostri) ho inserito dei filmati dell’epoca.
Ho mantenuto la prospettiva realistica di un film anche nella direzione degli attori, permettendo loro di lavorare in modo introspettivo nella ricerca della verità dei sentimenti.
Numerosi sono gli accadimenti che si susseguono nel testo, con cambi continui di atmosfere, e ho cercato di evidenziare questi mutamenti tramite variazioni nei ritmi interiori degli attori, a volte in aperto contrasto con quello che sembra avvenire in scena.

SCHEDA AUTORE

Giancarlo Loffarelli è drammaturgo, sceneggiatore e regista. È docente di Discipline dello spettacolo presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Nel 2018, con il testo teatrale ‘Erinni’ vince la XVIII edizione del Premio nazionale Calcante organizzato dalla Società Italiana Autori Drammatici. Il testo viene pubblicato sulla rivista della SIAD “Ridotto”. Nel 2017, con il testo teatrale ‘Stupidi anni! (Vita e morte di Cesare Pavese)’ vince il Premio “Francesco de Lemene”, sezione per il Teatro del Premio letterario internazionale “Lago Gerundo”. Nel 2014, vince la 58ª edizione del Premio nazionale di drammaturgia “Vallecorsi” di Pistoia con il dramma ‘Da quali stelle?’, sugli ultimi anni di vita di Friedrich Nietzsche. Nel mese di ottobre 2013, il suo testo ‘Se ci fosse luce (i misteri del caso Moro)’ vince il Festival Nazionale d’Arte Drammatica di Pesaro. Il 16 gennaio 2012 è uno dei fondatori del Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea.

cast

Regia Margherita Adorisio e Maurizio Faraoni
Con Mary Di Tommaso, Lorenzo De Liberato, Ferruccio Ferrante, Andrea Monti
e con Federica Palleschi

Aiuto Regia Matelda Sabatiello
Scene e Costumi Angela Di Donna, Mariagrazia Iovine e Giorgia Rauccio
Assistenti Scene e Costumi Lara Cannito e Joyce Giordano
Costumi realizzati in collaborazione con il corso di laurea in Design del Gioiello dell’Accademia Italiana di Arte, Moda, Design

recensione

ILFOYER.IT
Di Salvatore Siberia Belcaro

Il 31 gennaio 2020 era in scena al Nuovo Teatro San Paolo "Erinni" di Giancarlo Loffarelli, per la regia di Margherita Adorisio e Maurizio Faraoni.
All'apertura sipario ci troviamo dentro una trattoria romana. E' il 1938 ed è il giorno della sua apertura. Il suo proprietario è un uomo pieno di speranze, innamorato della sua dipendente, in cerca di un violinista che possa allietare con la musica i suoi commensali. Fuori il fascismo prende il sopravvento, ma all'interno del locale il proprietario, la cameriera e il violinista formano una strana combinazione di passioni, rifiuti, amicizia e strani equilibri. A fare da elemento di rottura è un giovane tedesco che è stato trasferito da Berlino a Roma per lavoro (produce veleno), e che si innamora perdutamente della cameriera, senza mai essere ricambiato.
Il tempo passa e ci ritroviamo nel 1944. Gli ebrei vengono perseguitati ed il proprietario del locale è un ebreo. Il giovane tedesco è un ufficiale nazista che torna a mangiare nella trattoria, ma l'amicizia che un tempo era predominante, svanisce nella follia del potere. Così tutto si trasforma in un gioco di potere sugli altri, dove la speranza soccombe all'impossibilità di agire.
La storia termina ai giorni nostri, dove il gusto amaro della vendetta si palesa e pare essere in modo spietato l'obiettivo più ricercato.
Lo spettacolo risulta molto emozionante, fin dal principio. La capacità di costruire lentamente la tensione drammatica, scena dopo scena, grazie anche all'ausilio di documenti video proiettati, è un punto di forza importante, che permette alla storia di scorrere con semplicità. La regia è molto attenta al ritmo, cogliendo in pieno il flusso emozionale del testo, armonizzando i vari passaggi del tempo in modo fluido.
Tutto il cast di attori ha grande eficacia e disinvoltura, ed ognuno di loro costruisce con consapevolezza la comunicazione emotiva del proprio personaggio, battuta dopo battuta. Si sorride per alcuni siparietti comici e poco dopo ci si ritrova indignati per comportamenti aggressivi, quasi a sottolineare quanto assurda ed incoerente potesse essere la situazione in cui vivevano realmente le persone in quel periodo storico.
Ho avuto modo di assistere alla replica delle 10,00 del mattino, insieme ad alcune scolaresche, ed il dibattito che ne è seguito è stato molto interessante. In un momento storico nel quale aumenta il negazionismo della Shoah (circa il 15% della popolazione italiana la ritiene una fantasia storica), "Erinni" riesce a sottolineare la follia del nazismo e del fascismo, consentendo ai suoi spettatori di percepire quell'assurdità comportamentale che ha portato allo sterminio di milioni di persone, cancellandone la dignità e l'identità, al solo scopo di acquisirne le ricchezze, anche quando non ce n'erano (concetto ben espresso nello spettacolo). "Erinni" è dunque un testo teatrale che può aiutare a capire il significato della prevaricazione politica, specialmente per una generazione che si allontana sempre di più da quell'epoca. Rinnovare questo ricordo costantemente come memoria lucida e forte risulta un messaggio fondamentale.

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